mercoledì 28 ottobre 2015

#nosmoking - secondo step: la MERDA A CATASTE!

Quando si giunge alla decisione di smettere di fumare, la prima regola è: urlarlo al mondo. Ditelo a tutti: parenti, amici, vicini di casa, autista dell'autobus, parrucchiere, giardiniere, amministratore di condominio (meglio se rompipalle), dottore di famiglia, dottore non di famiglia passato lì per caso, più persone lo sapranno, più sarai costretta a mantenere fede al tuo patto. Non avrai bisogno di controllarti da sola, saranno gli occhi degli altri a farti da supervisori ogni volta che sentirai la necessità di fumare. E ricordati che ci sarà sempre qualcuno in agguato pronto a gioire se tu cadrai in tentazione mollando la tua salutare impresa (solitamente un fumatore che in passato ha tentato di smettere e non c'è riuscito).
Io ho fatto così. Ero talmente presa dall'euforia salutista che già dopo cinque giorni sbandieravo a destra e a manca la mia nuova vita da "non fumatrice"!
Chi ben comincia è a metà dell'opera, si dice, e io non volevo essere da meno. 
Il problema si è presentato appena rientrata dalle meravigliose ferie (per saperne di più leggete qui - spiego come e dove è nata questa nuova vita). Terminate le lunghe passeggiate in riva al mare, le ore trascorse a guardarsi negli occhi, a vivere al meglio ogni istante, le cene romantiche e coccolose, gli attimi vissuti ad assaporare la nuova me, mi sono ritrovata nella vita quotidiana. Ritmi, persone e paesaggi diverse hanno fatto il resto, facendomi piombare nella disperazione più nera. Come mi era saltato in mente di disfarmi dell'unica cosa che riusciva a tenermi salda alla mia vita bastarda?
Sembra assurdo, lo so. come può una sigaretta avere tanto potere? Ce l'ha, ve lo posso assicurare; altrimenti non sarebbe così difficile smettere, e per me sta diventando un calvario.
Eccola La Merda a Cataste. Un calvario che vi guiderà alla follia e alla rovina mentale, fatta di nervosismo e intolleranza, brutti pensieri e voglia di spaccare tutto, chiunque. Perché? Perché automaticamente, empiricamente, senza alcun dubbio o incertezza: appena avrete smesso di fumare, lo avrete sbandierato ai quattro venti e tutti intorno a voi saranno pronti a giudicare ogni vostra mossa, la vostra vita andrà in malora: vi si presenteranno davanti problemi cui non avreste minimamente pensato il giorno prima, si scoperchieranno vasi di pandora di cui ignoravate l'esistenza e tutto l'universo cospirerà contro di voi. Non si tratta di follia, signori, è realtà.
Tremate, perché non riuscirete più a capire il senso di ciò che si sta aprendo intorno a voi, e voragine dopo voragine, stronzo di turno dopo stronzo di turno, maledirete il giorno in cui vi siete voluti ingannare da soli, fingendovi consapevoli della vostra forza, certi che ce l'avreste fatta a qualsiasi costo.
Io ho accettato da tempo di essere fallibile e come tale mi considero, ma stavolta mi sarei aspettata di più da me stessa. Devo ricredermi: non ce la sto facendo.
Non sto fumando e attualmente sono 38 giorni che non fumo. Detto questo non ho trovato miglioramenti, psicologici quantomeno. Fisici sono indubbi, ma me ne frego dato che sto per cestinare il mio guardaroba a causa dei due culi che mi ritrovo.
Non è semplice e non mi piace. Adoro ancora l'odore del fumo, anche di quello passivo. Leccherei le dita di quelli che hanno fumato intorno a me, e mi getterei su una sigaretta almeno 10 volte al giorno.
Perché continuare, allora, se mi sta massacrando? Perché non amo perdere le scommesse e detesto il giudizio degli altri.
Allo stesso modo voglio essere onesta: se la notizia me la fossi tenuta per me, se non lo avesse saputo nessuno, se mi fossi limitata a dire "ho ridotto un po' il numero" e via dicendo, avrei ricominciato a fumare già da tempo.


giovedì 22 ottobre 2015

Bic for Her - in che senso?

Stamattina mi sono imbattuta in una chicca e non ho potuto fare a meno di pensarci per tutto il giorno. Si tratta di un video di Ellen Degeneres che, all'interno del proprio programma the ellen degeneres show, mostra un nuovo modello di penne della nota casa di produzione BIC, un modello pronto a sconvolgere per sempre il nostro modo di scrivere - e per nostro intendo quello femminile perché la penna in questione è for her, non for him, chiaro?
Essendo una patita di penne, lapis, gomme, cancelline, astucci, adesivi, scotch, ricariche, e chi più ne ha più ne metta, ed essendo al limite dell'ossessione e della compulsione, ho dovuto documentarmi. Necessitavo di controllarne il colore, perché se fossero state rosa le avrei amate, volute, ordinate e comprate. Ed ecco la vasta gamma di Bic for her che sono riuscita a reperire.





Devo ammetterlo, a me piacciono e molto, ma non certo perché sono femmina, quanto piuttosto perché amo il rosa e ciò che gli ruota attorno. Ormai lo avete capito e se non vi fosse stato chiaro prima, adesso avete la conferma del mio essere PINKpunkgirl, ciò non significa, però, che riesca a comprendere un'operazione marketing di questa portata. Forse il mio cervello da femmina ammaliata dal rosa sta facendo acqua da tutte le parti, ma la reputo di uno squallore cosmico. Io stessa che vestirei di rosa sempre, giorno e notte, estati e inverni, che ho riempito il mio astuccio rosa di penne rosa che scrivono rosa (qualcuna anche di blu, lo ammetto), di gomme rosa, di cancelline rosa, di trincetti rosa, di lapis rosa, di righelli rosa, devo continuare?!, ritengo una castroneria tale questa operazione, che mi verrebbe di urlare sino allo sfinimento in faccia al cretino che l'ha escogitata. Poi, lo abbraccerei e gli farei i complimenti, perché ci ha dato il senso del reale, di un mondo in cui possono esistere a buon diritto e senza che nessuno debba indignarsi, luccicanti penne for her.
Non sono una femminista ossessionata dalla parità dei sessi, né mi ritengo uguale agli uomini. Donna e uomo hanno esigenze diverse, fisicamente, biologicamente e mentalmente, e di questo sono fermamente convinta; così come sono altrettanto convinta che entrambi i sessi meritino gli stessi diritti e trattamenti di fronte alla legge, al lavoro, allo studio, all'amore, al sesso, al tutto. 
Non voglio fare delle Bic for her il baluardo della propaganda sessista che ancora si muove nella nostra società, perché non lo sono, per quanto siano di una tristezza epica. Il vero problema è altro ed è talmente radicato da risalire al fondamento della nostra società maschilista, di cui la nostra lingua ne è il più chiaro esempio. Non possiamo meravigliarci se nel 2015 ci propinano ancora la penna da donna e da uomo, e i perché sono tanti:
  1. Perché ancora accettiamo che ci venga chiesto di fare pompini per una parte a Teatro o al Cinema, per un posto di lavoro, per un avanzamento di carriera, per qualsiasi cosa - non ditemi di no, e non scandalizzatevi per le parole forti... siate seri/serie e fatela finita con i "oh, ha detto pompini!"...
  2. Perché in qualsiasi pubblicità che si rispetti, di qualsiasi prodotto si tratti e in qualsiasi piattaforma la si incontri - televisione, web, stampa che sia - c'è una donna nuda e a noi va bene.
  3. Perché siamo fermi ai tempi in cui: hai un utero quindi devi procreare. Se scegli di non farlo: che tu sia maledetta. Se non puoi farlo: poverina, puoi sempre adottarne uno no?
  4. Perché fingiamo di essere emancipate, ma aspettiamo che il principe azzurro venga a salvarci, ci restiamo male quando ci accorgiamo che non esiste, ci sfiniamo di antidepressivi e rasiamo a zero il conto in banca con shopping compulsivo, e ci accontentiamo di dire la frase più fatta della storia: "chi non mi ama non mi merita", quando ci siamo fatte calpestare per mesi da un cretino convinto che il centro dell'universo fosse il suo pisello e i cinque minuti in cui era in grado di farlo funzionare.
  5. Perché ancora la donna è donna e resta tale, ma nel nostro mondo essere donna ha il significato di "da meno", e noi ci crediamo pure.
Non entro in merito di temi più alti e complessi cui l'argomento donna si porta con sé. Penso solo che il motivo per cui sul mercato appaiano oggetti del genere e di genere si radica in ciò che siamo e in come viviamo, in quello che abbiamo accettato come tale, senza renderci conto che ne avremmo pagato il prezzo.
Indignarsi per le penne for her è come voler costruire una casa, iniziando con comprare le tende per il soggiorno - meglio se a fiorellini rosa.
Le Bic for her sono apparse sul mercato nel 2012, la puntata di Ellen è andata in onda il 12 ottobre 2012 e ve la riporto qui sotto, perché a dispetto di ciò che si può dire o pensare, fa morire dal ridere. 
Inoltre mi sono imbattuta in un divertente articolo del 3 settembre 2012 Bic "For Her", la penna suscita polemiche e sarcasmo in rete dove si prendono in esame anche i commenti degli utenti di Amazon particolarmente indispettiti da questa operazione.

A me il tutto fa sorridere, e forse le comprerei anche le Bic for her, perché il rosa mi piace e le penne sbrilluccicose sono sempre state un must nel mio astuccio. 

martedì 13 ottobre 2015

#nosmoking - primo step: La CICCIOSITA'

Eccomi in tutto il mio splendore domenica pomeriggio al battesimo di Marta. Come potete notare dalla foto - e ho teso a mettere la peggiore della serie, almeno si vede la problematica che vorrei porre alla vostra attenzione - mi sto trasformando in un Cicciobombacannoniere. Cosce, sedere, pancia, fianchi e lonze ringraziano la mia decisione di smettere di fumare, dato che si stanno gonfiando come una palla e stanno prendendo la residenza. Sì, fra poco si promuoveranno a provincia. Insomma, tutto il lavoro fatto negli ultimi anni, il controllo del peso, le innumerevoli diete - da quella del crescione a quella delle proteine anche a colazione - se ne stanno andando nel cestino: sto ingrassando e questo è una dato di fatto. 
Vero, non rasento l'obesità cronica, ma l'ho ampiamente superata in età adolescenziale, e ho sconfinato senza ritegno in disordini alimentari più disparati, oscillando fra Bulimia e Anoressia, da abbuffate a digiuni, e me la sono vista brutta, dentro e fuori.
Per questo temo molto i quattro chili presi, li temo come un mostro che si sta nuovamente impossessando di me, perché una volta che sei stato obeso, lo resti sempre, anche se il tuo giro vita diventa 50 cm. Se sei cresciuto grasso, lo sarai in eterno, qualsiasi specchio tu possa comprare e qualsiasi taglia tu possa raggiungere, e ti basterà un attimo per perdere tutto il grande lavoro che hai fatto in anni e anni di sofferenze, diete drastiche e dolorose, emotivamente e fisicamente. 
Non sono d'accordo con chi mi ripete: "Meglio 10 chili che una sigaretta", non per me, non se devo iniziare nuovamente a sentire impulsi sbagliati, ad avvertire istinti malsani e psicosomaticamente deleteri. 
Fermi tutti: questo significa che ritornerò a fumare, e a quel paese tutti i giorni passati senza la maledetta sigaretta? NO! Per tutta la vita NO! Ma devo correre ai ripari, senza alcun dubbio.
Provo una fame infinita, senza fondo, a qualsiasi ora, in qualsiasi momento. Il mio stomaco gruglia, urla direi, richiede di essere saziato, e sto facendo una fatica enorme per controllare i miei istinti famelici. Mi metto a cantare, faccio flessioni, addominali, scrivo sul mio diario rosa fluo, leggo un libro, faccio training teatrale anche mentre aspetto il treno, esercizi di respirazione come se non ci fosse un domani.... ma quando mi metto a tavola, per quanto cerchi di trattenermi, mangio pur sempre di più di quanto mangiavo prima... ed eccolo lì, il culo che dilaga, la pancia che non sta più nei pantaloni, le lonze che troneggiano dalla maglietta... 
la traggedia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Cari amici, non solo smettere di fumare è difficile, non solo ti mette a dura prova, ma ti fa ingrassare a dismisura, ti stressa, ti stanca, ti fa arrabbiare, non ti fa dormire, ti strazia e ti inganna...
è vero che starai meglio, ma con un culo grosso come due cocomeri da record.
Quindi mettetevi in testa che, se volete smettere di fumare: o vi preparate per tempo a una vita di stenti e culi enormi, o mettete in conto tempo per la palestra e una dieta equilibrata, sana e salutare a tavola. Lotterete contro la voglia di accendere una sigaretta a tutte le ore, e quando quella stronza si prende una pausa, subentrerà la fame nera!
Io vi ho avvisati...
Per questo #nosmoking si sta pian piano avvicinando a #fisioterapiarules... devo attivare un percorso di esercizi di una certo livello se voglio evitare di dovermi rifare il guardaroba!

giovedì 1 ottobre 2015

Ciao mi chiamo Caterina e sono una (spero) ex tossicodipendente

A questo punto dovreste salutarmi biascicando - anche mentalmente va bene - il "Ciao Caterina" noioso e cantilenante, tipico delle sedute di ex-alcoolisti o tossicodipendenti cui i telefilm americani ci hanno abituati.
Sono stata una tossicodipendente e non me ne vergogno, non adesso che ne sto uscendo, o quantomeno "sto cercando di", dovrei dire, perché esserne uscita significherebbe non sentire questo assurdo e devastante disagio del non avere più la mia meravigliosa e saporitissima droga: la nicotina. Dio il suo odore, quasi una specie di richiamo alla vita; annusare le mani di qualcuno che ha fumato era per me da piccola un'abitudine che si compiva di fronte agli occhi attoniti di mia madre, fumatrice anche lei, ma non amante delle sigarette quanto me. Io non amo le sigarette in realtà, adoro il tabacco, adoro farmele, crearla nelle mie mani, plasmarla a seconda delle esigenze: fine e "da due tiri" se non ho molto tempo per potermela gustare - se sta arrivando il treno, ad esempio - e per quanto non abbia che pochi secondi, non ne voglio buttare via neanche un soffio; o bella panciuta e soddisfacente, per fumate "a lungo termine", magari in compagnia di qualcuno - fumatore anche lui - o di un bel libro, del computer, del film di turno, del viaggio in macchina, dell'insonnia, del "sempre", perché un fumatore che si rispetti ha sempre una scusa per potersene accendere una.
Mi girano le palle
sono triste
sono felice
sono stanca
sono annoiata
sono assonnata
non riesco a dormire
ho fame
non ho fame 
ho fatto l'amore
non ho fatto l'amore
devo conoscere uno/a
devo darmi un contegno
devo sembrare sicuro/a
devo sembrare di classe
devo essere alla mano
devo consolarmi in qualche modo
devo regolarmi in qualche modo
devo arrivare a quell'ora, dai, manca poco...

Non hanno importanza i sono, non sono o devo della situazione: se sei un fumatore andrà bene qualsiasi cosa, pur di mettere in bocca una sigaretta e ogni volta ti illuderai di trovarvi giovamento, sempre, perché a te la sigaretta piace, ti piace l'odore, il sapore, la sensazione che ti dona a ogni boccata, il senso di libertà e fierezza che ti concede, anche solo per pochi istanti!
Il gesto soprattutto, quella specie di danza delle dita se sei un amante del drum - senza macchinetta per favore, i drummini si fanno a mano, punto e basta! Non voglio più tornare sull'argomento.
Apri il pacchetto di tabacco, lo metti fra indice e medio, e con l'indice tieni anche la cartina, il filtro ce l'hai in bocca, mentre con l'altra mano selezioni il tabacco da inserire - a seconda delle suddette esigenze. Chissà come mai ce ne va sempre un pochino di troppo e sei costretto a toglierne quel tanto che basta per farne un quantitativo accettabile, ma quando hai terminato di rullare, hai leccato la cartina, e con un gioco di pollici e indici, ruoti verso il cielo quella meraviglia di pochi centimetri, profumata e potente, la pace è raggiunta. Accendino, una fiammata e via, ecco sopraggiungere il piacere. E' questo che mi manca, tutto questo mondo racchiuso in un piccolo gesto che dilatato diviene poesia.

E' da domenica 20 settembre 2015 che non metto in bocca una sigaretta, ovvero dalle 19:30 circa di quella strana e distruttiva domenica in cui ho assaporato ciò che non credevo sarebbe stata la mia ultima sigaretta - altrimenti il rito lo avrei compiuto con maggior cura, anche in onore dei numerosi anni trascorsi l'una accanto all'altra. Vi starete chiedendo: Perché Caterina ti ostini a farti del male andando a sviscerare ogni particolare? Perché descrivere al dettaglio anche il più piccolo gesto legato al "fumo", arrivando a usare termini quali "danza" "poesia"? Perché ne ho bisogno, perché se non posso fumarla, almeno la racconto, e quasi mi sembra di averla fumata davvero quella maledetta sigaretta; in un certo senso mi sta appagando sì, mi sta togliendo quella sensazione di incazzatura devastante e travolgente che mi vedrebbe ingoiare un pacchetto intero, mangiarmelo direttamente - altro che sfumacchiarlo...

Perché ho deciso di smettere, poi, questa me la devo proprio spiegare!? Sono i miei polmoni che sto intossicando, mica quelli del mondo, e dei miei polmoni faccio quello che mi pare, a prescindere dal fatto che faccia loro bene o meno.
Mi ero detta che non avrei voluto essere una trentenne fumatrice, però, devo ammetterlo. Appena compiuti i fatidici 30, avrei gettato il pacchetto nel cestino e avrei detto addio per sempre a quella vita di fumo e bocche amare, per la gioia del mio corpo e del mio amodes che con tanta pazienza e sopportazione, non si era mai permesso né di giudicarmi, né di chiedermi si smettere (nonostante fosse asmatico e gli provocasse tosse e fastidi quando mi era accanto).
E poi che è successo? Il mio compleanno è passato in sordina, buttato là in un lunedì uguale a tanti altri, con qualche festeggiamento durante il lavoro e di prima mattina in casa del mio amodes. Sì perché quella meraviglia che mi ritrovo come fidanzato, ginnasta a livello agonistico, il giorno prima aveva visto bene di sfracellarsi in gara, sbriciolandosi il malleolo. Quindi che cosa c'era da festeggiare, che alle 8:00 del mattino eravamo belli pimpanti all'ospedale, pronti per il ricovero? Suvvia, ce ne sarebbero stati altri di compleanni - speravo - ma l'aver buttato nel cesso proprio il trentesimo, mi ha bruciato non poco, e mi brucia ancora, per quanto la colpa sia da imputare al destino bastardo.
Perché avrei dovuto smettere di fumare allora? E ho continuato, per un anno intero, dandoci sotto come se mi fosse stato concesso il lusso di drogarmi allegramente e giustificatamente; lo facevo con gusto, anche troppo.
Inutile, però, trovare scuse: non riuscivo a smettere, e non perché non ci fossero state le giuste contingenze. Se vuoi smettere basta un istante, l'attimo giusto in cui di fronte a un bivio scegli destra o sinistra, con un 50% di possibilità di acciaccare una merda il più delle volte, ma in questo caso di scelte sbagliate ce n'è una sola ed è evidente: continuare a fumare.
Poi il mio amodes prenota una vacanza di 10 giorni a settembre, destinazione Sardegna, "Hai bisogno di staccare!" mi dice, "quest'anno senza scuse, ci facciamo una bella vacanza insieme". Peccato che mi ritrovo a partire il 18 settembre sera, al porto di Livorno, con la febbre a 38; passo una nottata d'inferno sdraiata per terra, tremando come una foglia e maledicendo il mare troppo mosso per il mio stomaco; arriviamo al villaggio che nemmeno mi ricordo come abbiamo fatto, mi butto su letto e lì resto per due giorni: i due giorni più brutti dell'anno. La notte successiva la passo piangendo per il dolore alla testa, amodes che corre per tutto il villaggio alle 3:00 di notte in cerca del dottore che non c'è, e la giornata trascorre in maniera devastante fra un aulin e una tachipirina... e dopo tutto questo, alle 19:30 quando riesco a stare in piedi per la prima volta dopo giorni, la prima cosa che mi viene in mente di fare non è godermi il panorama con quel santo che ha vegliato su di me notte e giorno, NO! Mi accendo una merda di sigaretta, e mi rendo conto di mangiare la merda vera. Mi arriva una boccata di catrame talmente tanto amaro da farmi rimpiangere di essermi alzata. Mi sono fatta così schifo che me la sono finita tutta quella merda, e lo ripeterò fino a farmi male, era pura merda. L'ho assaporata tutta, fino all'ultimo tiro, e mentre osservavo quella vista mozzafiato, mi vedevo da fuori piccola e mediocre, stupida e fallibile, così brutta che avrei voluto graffiarmi la faccia fino a trasformarla nell'orribile visione che avevo di me.
E ho detto: Fanculo! Fanculo alle sigarette e a quello che si portano dietro, io smetto.
Ho chiuso tabacco, cartine e filtri nel luogo più recondito della valigia, e ho deciso che per tutta la vacanza non li avrei più toccati. E così è stato, senza alcuna fatica, senza nessun rimpianto. Ho smesso addirittura di bere caffè, per evitare di avere lo stimolo di accendermene una...

Ma il rientro nella quotidianità non è stato così leggero come avevo sperato. Riprendere le abitudini senza la mia fedele compagna fumante si sta rivelando un vero percorso in salita, e mi sono trovata in un giorno a combattere con me stessa come se fossi schizofrenica pura: due Caterine che litigano sul da farsi e si insultano a vicenda.

"Dai ma una sigaretta che mi fa? Posso fumarla e smettere lo stesso, ma gradualmente!"
"Cretina, infida, e stupida ragazzina, così non smetterai mai! Fai 50 addominali piuttosto, così scemi quella pancia da chiattona!!!!!"

Eccomi in una battaglia all'ultimo sangue fra il bene e il male, fra il diavolo che è in me e il buon senso che dovrei avere e che sto credendo di non trovare più.
MA NON VOGLIO MOLLARE!

Perché pensare che una cosina lunga qualche centimetro, sia più forte della mia volontà, mi fa pena, troppa pena per poterlo accettare.
E io sono forte più di lei, che è una droga, e dovremmo cominciare a chiamarla come tale!

martedì 15 settembre 2015

LIS - di cosa stiamo segnando?

LIS - Lingua dei Segni Italiana, un arcano, un surrogato di miti e leggende che si spargono in ogni dove.
Prima di tutto è universale, questo significa che ogni sordo (e non sordomuto!) si esprime allo stesso modo, che sia inglese, italiano, francese, americano, cinese, indiano, e via dicendo. Ne esiste una sola? Certo che sì, come esiste un'unica lingua parlata, la Uanasghena Cinci di Siena, famosissima e codificata, che ci permette l'interazione fra popoli diversi.
Ma ora, secondo voi, può essere possibile che persone provenienti da paesi, regioni, nazioni e continenti diversi parlino la medesima lingua? Via, basta usare un po' di gnegnero per capire che questa convinzione è assurda quanto credere ai ciuchi che volano! Eppure, ad oggi, la prima affermazione che mi viene fatta appena i miei interlocutori vengono a sapere che sto frequentando un corso LIS è questa, che la lingua dei segni è universale. 
Non lo è, credetemi, e non solo non ne esiste una globale, ma neanche una nazionale, regionale, locale e via dicendo. 
Mi spiego meglio: quanti Italiano esistono? Uno, ovvio. Vero! Ma quanti dialetti ci sono nel nostro bel paese? La nostra lingua è codificata - e in quanto tale riconosciuta per legge dal nostro e dagli altri stati del mondo - e lo fu (codificata, intendo), per così dire, a tavolino. Non si studiarono le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli per poi racchiuderle in un'unica lingua - non tutte almeno. Si scelsero le Tre Corone a baluardo della nostra favella, la codificammo per fare l'Italia ancor prima degli italiani, quasi come se partorito il dizionario, ogni individuo vivente sul suolo italiano se ne sarebbe sentito parte davvero e per la prima volta. Per questo la vera lingua Italiana - tutta la riflessione per mio modestissimo parere - non esiste nel parlato, ma solo nello scritto. Chiunque di noi si esprime in un dialetto generatosi nel tempo e nei secoli, sarà per questo che ci comprendiamo a malapena fra regioni. 
La LIS in questo non fa eccezione, così come le altre lingue dei segni. Ne esistono di varie e diverse, una per ogni nazione, e in esse si racchiudono dialetti molteplici per regione e città. Come esempio porto sempre la parola "settembre" che ad Arezzo è segnata in un modo e a Firenze in un altro.
Io ho iniziato il Corso LIS di primo livello presso l'ENS di Arezzo nel settembre 2013, per poi spostarmi l'anno successivo all'ENS di Firenze, e posso dirvi che ho dovuto integrare numerosi segni, per poter rimanere al passo con la mia classe. Tanto meglio, ne ho potuti conoscere di più e mi sono compresa al meglio con chi non segnava al mio stesso modo.
Segnare, sì, non parlare, e il segno è l'equivalente della parola, anche se non è del tutto vero... E' complicato da spiegare, ma una volta che ci sei dentro quella lingua ti cambia la vita. Ti insegna a osservare il mondo da prospettive diverse. Gli udenti sono abituati a discorrere anche senza il contatto visivo. Quante volte, parlando con qualcuno, ci affaccendiamo, scostiamo lo sguardo, diamo le spalle e diciamo la frase che più odio al mondo: "ti ascolto eh". Non è vero! Non mi ascolti! Sei impegnato a fare chissà cosa e non stai guardando me, la mia espressione, la mia postura. Sei altrove e lo sai, ma ti ostini lo stesso a farlo, anche se da fastidio a te, come a me.
Nella LIS sei costretto a guardare, a scrutare ogni più piccolo movimento, espressione, direzione, orientamento, sfumatura... vivi il qui e ora, e non puoi permetterti di perdere neanche un istante di ciò che sta accadendo.
Questo mi ha insegnato lo studio della Lingua dei Segni Italiana, a essere presente nell'attimo in cui qualcosa si manifesta, a non lasciarmi distrarre dal resto, ad amplificare i miei sensi, così come le potenzialità espressive del mio corpo, agente e padrone nello spazio.
Mi ci sono avvicinata per curiosità ed è diventata una parte importante di me, non solo una lingua che stavo studiando. Mi ha permesso di conoscere persone stupende, e altre no per carità, ma pur sempre di entrare in contatto con l'altro.
Oggi inizio il Terzo Livello, e mi sento come una bambina che torna a scuola, impaziente di mostrare a tutti il proprio zainetto nuovo! Io sfoggerò il mio quaderno Arbos, come ho fatto negli anni scorsi - ho le mie fissazioni, e per quanto riguarda lo studio rasentano livelli maniacali!
Varcherò quella soglia ritrovando vecchi amici e nuovi compagni di banco, felice di aver tenuto duro - non pensate che sia semplice! E' una lingua complessa e articolata, segue le sue regole e contiene un universo di eccezioni, ma ne vale la pena!
Per chi volesse informazioni, consiglio di andare sul sito dell'ENS e di cercare la sede più vicina alla propria città. Prendere informazioni non costa niente, e può aprire nuovi percorsi.
Buon inizio di scuola a me e ai mie compagni di corso!

Ah, ps: La Lingua dei Segni Italiana non è riconosciuta per legge dal nostro mitico stato italiano. La battaglia per il riconoscimento della LIS è lunga e difficile e vanta anni di impegno da parte delle numerose associazioni - fra cui l'ENS appunto, la più capillare e presente in Italia - sparse per tutto il suolo italiano. Ovviamente si tratta di un primato italiano - quello di non riconoscerla per legge intendo - dietro a cui si celano lobby farmaceutiche e dottori pro-impianto che farebbero impallidire chiunque. Credo, però, che con l'informazione e l'impegno da parte di tutti - sordi e udenti - riusciremmo a produrre risultati concreti, che già in qualche regione si iniziano a vedere.
In tal caso la scelta per l'impianto potrebbe essere una delle tante opzioni e non la più allettante, come in effetti lo è oggi.
Poiché un udente, con un figlio sordo, di fronte al dottore che spiega le numerose soluzioni chirurgiche - passate anche dallo stato, o quantomeno cofinanziate - potrebbe essere messo a conoscenza di una valida alternativa: quella di imparare una lingua insieme al proprio figlio e di concedergli la possibilità di esprimersi al meglio. In entrambi i casi andrà bene, ma almeno saranno state esposte tutte le strade possibili, e non solo alcune perché più fruttuose.
L'ENS, infatti, di fronte a chi chiede informazioni al riguardo, non inneggia a "Viva la LIS, abbasso l'impianto!". Dona tutte le informazioni, perché i genitori possano scegliere in piena libertà e coscienza personale. Lo Stato dovrebbe fare altrettanto!

lunedì 14 settembre 2015

Il primo giorno di scuola...

Oggi per molti studenti è il primo giorno di scuola, e se anche per alcuni la campanella suonerà domani o dopodomani, faccio finta che sia già stata udita da tutti quei piccoli nani malefici che invaderanno i corridoi e le aule, muniti di zainetto del supereroe, della cantante o del telefilm preferito, astucci dai mille colori, e penne che si cancellano - non si sa mai che prendano consapevolezza che gli errori nella vita non se ne andranno, neanche con la migliore delle cancelline in circolazione.
Scusate, piccola polemica emotiva dovuta al lunedì! Torno subito in modalità blogger positiva.
Dicevamo, primo giorno di scuola e tragedia per molte mamme, sollievo per altre, disperazione per ogni studente. Quanti bruschi risvegli, quante sveglie maledette perché hanno suonato proprio all'ora prestabilita, quanti mal di pancia agognati o raffreddori dell'ultimo minuto cui appellarsi per evitare di varcare la soglia del bastardissimo primo giorno di scuola.
Eppure, cari studenti, quanto vi invidio. Invidio la vostra giovinezza, le possibilità che avete davanti, le migliaia di strade che potrete percorrere, le merende di metà mattina, gli intervalli strasciconi per i corridoi, magari a rincorrere quello bello della C, i diari strapieni di scritte e dediche, i libri consunti e malconci a fine anno, l'odore dei quaderni nuovi e la sensazione al tatto di quelli vecchi, le copertine colorate e lucide, il compagno di banco che non ti passa mai la lezione, il secchione odioso e saputello, lo scanzonato giocherellone e la bellina tutta capelli e pantaloni attillati, la grassottella presa in giro (all'epoca ero io!), la snob stupida, la ciancica gomme da masticare, lo sportivo, l'amico migliore da amare in segreto, l'amica migliore con cui litigare a ogni ora, il gruppetto di cui sparlare, il gruppetto che sparla di te, quelli che ti prendono in giro, quelli che ti difendono, quelli che difendi tu per solidarietà, il professore bastardo e incompetente che spara sentenze a caso, quello dolce e comprensivo, ma che di insegnare non ha voglia, quello giovane e pieno di speranze che si smostra per farvi amare la sua materia e che viene bistrattato peggio di un appestato nel 1348 (se non sapete a quale evento mi riferisco, studiate!!!!!). Invidia, pura invidia. Perché se potessi tornare alla vostra età rifarei tutto meglio, con più slancio e con meno paranoie.
Me ne fregherei di essere apostrofata come "buzzona, grassona, obesa, gorilla, balena, caterpillar, mostro" e via dicendo, e ancora "Mentadent" dato che per una malformazione congenita ho passato l'adolescenza e più (fino ai 22 anni) senza denti!
Aspetterei il bullo della scuola all'uscita e lo pesterei rendedogliele tutte a quel demente, tutte quelle che mi aveva dato in mezzo al corridoio, con i bidelli e i professori a guardare immobili e disinteressati. Poi aspetterei anche loro e li tonferei come Dio comanda, per far capire a chi dovrebbe tutelare gli studenti che non è lì per caso, che il suo lavoro ha uno scopo, e non è solo quello di spiegare, interrogare e mettere voti. Ne terrei un paio anche per i codardi dei miei amici, ciechi e silenziosi prima, durante e dopo il pestaggio.
Studierei di più e con più voglia, perché saprei che mi sarebbe utile dopo, e quando arriverebbe il momento di scegliere della mia vita, potrei farlo in modo più consapevole, e non solo per emozioni dettate dal momento.
Vi chiediamo troppo, è vero, ci aspettiamo tanto da voi e forse non è giusto, ma sappiate che più una persona conosce, meno potrà essere ingannata. Chiudete i social per qualche ora, spegnete il cellulare, dai! Allargate la vostra mente, siate critici di fronte a chi vi mette su un piatto d'argento verità e assiomi e lasciatevi il tempo per decidere quale voce ascoltare. 
Combattete il bullismo come si è sempre fatto quando ancora di bullismo non si parlava: dentro e fuori dal cortile, con braccia sanguinanti e gambe piene di lividi, guerre aperte per il rispetto e la dignità. La scuola è un campo di battaglia, e dovrete essere forti, ogni mattina, senza mollare mai. Difendete gli amici anche quando sbaglieranno, poi li menerete dopo, in separata sede, perché il vostro rimprovero servirà molto più di quello di mille adulti. 
Amate quello/a della B, C, D, o della sezione che preferite, scrivete lettere d'amore su carta e fogliolini con "vuoi metterti con me?" e caselline da riempire con "sì, no, forse". Sarà bello ritrovarli quando sarete grandi.
Prendete un 4 - a volte serve anche sbattere il naso - ma cercate di rimediarlo in corsa alla fine della scuola - è importante anche questo!
Non pensate che i professori abbiano il coltello dalla parte del manico, non c'hanno niente, ve lo dico io, e spesso sono più persi di voi - non è facile stare davanti a 20 persone e sentirne il giudizio costante sulla faccia - non fatevi impaurire se minacciano o millantano bocciature, e battetevi se non vi danno il voto che meritate. Ma portate anche rispetto, perché se non ne date, non potrete riceverne, e ultimamente ne avete concesso poco a voi e agli altri. 
Non prendete in giro il diverso, pensate che diversi lo siete anche voi, e il fatto che abbiate un fisico migliore di un altro o vi vestiate alla moda, fa solo di voi il prodotto perfetto che la società vuole che siate, non vi rappresenta e non vi contraddistingue come esseri umani. Le vostre azioni sì, siatene consapevoli.
Non pensate che i voti che prenderete diranno chi sarete in futuro, a giudicarvi ci sono pur sempre persone, e in quanto tali sono fallibili.
La mia professoressa di Italiano e Latino all'esame di maturità, di fronte alla mia risposta "vorrei fare l'Università"  - data alla presidentessa esterna, fra l'altro, manco a lei! - ebbe il coraggio di dirmi, ridendo: "no, tu no. Non riusciresti mai a fare l'Università! Vai a lavorare, è meglio!"... e io l'ho ripagata con due 110 e lode, e una media del 30. Non pensate che di fronte a tali vittorie si sia ricreduta, ha solo esclamato: "La tua era un'Università facile!", e con quello mi ha pagata.
Di persone povere di spirito ne incontrerete a bizzeffe, la scuola serve solo a darvi la dimensione in piccolo del casino che è la società cui andrete incontro, imparate a gestire il liceo, e gestirete la vita al meglio.
Le assemblee sono fatte per discutere e insegnarvi la politica, prima di noi tanti hanno combattuto perché voi aveste la libertà di riunirvi e dire la vostra, non lasciate che siano momenti per cazzeggiare, o fare forca giustificata! Nella politica ci entrerete poco dopo, credetemi, e sarà un brusco risveglio, peggio di quello di stamattina!
Ricordate che chi governa non vuole un popolo istruito, e per quanto abbaino il contrario, quegli zuzzurelloni dei politicanti non fanno niente per migliorarla. Si impegnano a darsi rimborsi a caso, quello sì, ma questi sono luoghi comuni, ahimè! e quanta miseria c'è in tale verità.
Non mandate i genitori a fare le vostre ragioni, fatevele da soli: la vostra voce è importante quanto la loro; e cercate di capire quando la ragione potete chiederla a buon diritto e quando no.
E' assai triste quando babbo e mamma vanno a litigare l'insegnante di turno per le vostre mancanze come persone rispettose delle regole, ci fanno una pessima figura e non vi insegnano al meglio... l'amore per un figlio annebbia la vista, ma la vostra ci vede bene, siate onesti, vi servirà. (Ovviamente liberate le belve quando c'è bisogno, i miei non l'hanno mai fatto, anche quando avrebbero dovuto, e seppur sia sopravvissuta, un vaffanculo a qualche mia/o insegnante non ci sarebbe stato male!)
Riguardo ai professori, ce ne saranno di cani - vedi il vaffanculo di cui sopra - ma anche di buoni, davvero! Io ne ho incontrati (elementari, medie, liceo e università compresi) e mi hanno cambiato letteralmente la vita. Mi sono resa conto, però, che parte di quella magia dipendeva da me, quindi ascoltatevi, e se la vostra amica prende il giro la prof di turno, mentre per voi è un esempio da seguire, difendete il vostro pensiero, di pecoroni al mondo ce ne sono fin troppi.

Adesso, se sarete giunti alla fine di questo sfogo maldestro, dovrete sorbirvi le mie scuse.
Chiedo scusa se alla fine questo post è dedicato a una specifica fascia d'età, non ne ho potuto fare a meno... è quella che preferisco, e la più decisiva, per me!
Mi dispiace se avete alzato gli occhi, ma vi ringrazio se vi siete dati il tempo di leggermi fino a qui.
E' che voi siete il nostro futuro, la passione e la forza che a noi mancano, a quelli come me che a 30 anni si ritrovano in balìa degli eventi, fra un contratto a progetto, e un pagamento a nero che non arriva mai. 
Noi siamo la generazione che in parte ha fallito il suo scopo. Vittime della crisi e dell'inadempienza che ci ha contraddistinti da sempre.
Eravamo bravi, anche noi, avevamo passione proprio come voi, speravamo nel futuro e ci vedevamo mordere il mondo a cavallo dei nostri sogni.
Poi ci siamo dimenticati di un periodo storico: dal 1600 al 1900. Quello proprio ce lo siamo perso.
Perché se ce ne fossimo ricordati, ad oggi non elemosineremmo qualche spicciolo (i più sfigati, tipo me!) o non ci terremmo ben stretti il nostro stipendio (quei fortunati che hanno scelto la carriera giusta, o hanno avuto culo! e se ne stanno nel loro orticello, beandosi del "sono stato più bravo di..."): saremmo tutti insieme in piazza, memori di popoli in sommossa e ribellione in tempi di crisi, di contadini armati di forcone a combattere per la propria dignità. Ci ricorderemmo di una verità assoluta: che lassù, a dirci quante tasse dobbiamo pagare, quanta merda ingoiare, sono pochi, rispetto a quanti siamo noi... Pochi privilegiati che dovrebbero temere la nostra mente, la nostra conoscenza, la nostra potenza, e i nostri numeri.

Noi ce ne siamo dimenticati, voi non fate altrettanto. E quando sarete ben coscienti di quanta forza avete nelle vostre mani, prendete le nostre e portateci oltre la paura e l'apatia che ci affanna. Ricordateci il valore della piazza e di un popolo istruito che chiede giustizia.
Questo lo imparerete fra uno sbadiglio e l'altro, proprio su quel banco di scuola, quindi impegnatevi quanto più potrete!
E parafrasando, concludo dicendovi:


Siate cauti nell'accettare consigli, ma siate pazienti con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accettate il consiglio... per questa volta. 
Ps per chi non lo sapesse è la fine del monologo tratto dal film "The Big Kahuna", che merita di essere visto!



Buon primo giorno di scuola, e buoni tutti quelli a seguire! Rendetevi orgogliosi di voi! 

Non andate a "Tutti matti per Colorno"

Se siete persone che amano il silenzio e la calma; se preferite starvene in panciolle e il massimo del movimento per voi è trascinarvi al frigo per prendere qualcosa da sgranocchiare (e di conseguenza aumentare drasticamente il vostro giro vita, già senza speranze); se siete apatici e la cosa vi piace; se la malinconia è quello che sperate il mondo vi regali; se storcete il naso quando il postino suona perché significa che dovrete interagire con un altro essere umano; se la noia è ciò che agognate più della nutella; se la vostra idea di "gita fuori porta" è andare al nuovo Lidl e vedere se le offerte del catalogo consegnatevi dal suddetto postino ci sono ancora; se avete vinto il premio per migliore spippolatore di smartphone dell'anno; se non siete e vi va bene così, allora NON ANDATE A TUTTI MATTI PER COLORNO, perché non è il posto che fa per voi.
Troppe persone - circa 40.000 quest'anno i visitatori stimati - troppi spettacoli - 24 senza contare gli indipendenti venuti a titolo personale e non presenti nel programma ufficiale - troppi stand artigianali - dai vestiti, alle borse, ai monili, ai giochi eco-sostenibili - troppe installazioni d'arte, troppi stand gastronomici - dalla pizza, ai ravioli, dal gelato vegano (grazie Dio!), alla piadina e così via - insomma troppo di tutto e tutto insieme.
Entrare in quel mondo significa perdersi completamente, tornare bambini più dei bambini. Sì, perché se per un bambino la meraviglia è una condizione sine qua non della sua età e non può fare a meno di esserne invaso, per l'adulto riuscire a meravigliarsi e lasciarsi andare all'inaspettato è doppiamente sconvolgente. Noi che siamo abituati a tutto, che abbiamo conosciuto tutto e ne siamo consapevoli (poveri illusi), che guardiamo al futuro come un film già visto - il solito lavoro, la solita dieta che non inizieremo mai quel maledetto "lunedì", la solita iscrizione in palestra dimenticata in cassetto, il solito aperitivo, ecc... - noi adulti frastornati dalla vita, quando ci perdiamo come a 5 anni, sgraniamo gli occhi di fronte a un salto mortale fatto a pochi centimetri da noi, restiamo a bocca aperta senza riuscire a chiuderla neanche volendo, quello diventa il momento di un'inevitabile e inarrestabile regressione. E dovremmo averne timore, perché ci condurrebbe a correre dietro a un pallone solo per il gusto di farlo, a sudare nella maglina nuova, a sporcare le scarpe da ginnastica che di ginnico hanno ben poco e che inneggiano allo status di accessorio glamour. Gandalf il grigio griderebbe "Fuggite, sciocchi!", conoscendo il pericolo cui andremo incontro.
"Di arte non si vive" tuonava quel gran genio di Tremonti, e aveva ragione. Perché se vivessimo di arte saremmo costretti a incontrare l'altro, senza scampo, a vederselo davanti nella sua spettacolare fragilità, simile alla nostra e tanto diversa da essere poesia; saremmo in balia della meraviglia e noi non vogliamo meravigliarci più, di niente e di nessuno; diverremmo comprensivi e aperti al mondo (ma stiamo scherzando?); il nostro orticello si dimostrerebbe troppo stretto a contenere la nostra voglia di vivere, costringendoci ad aprire il cancello, uscire e far entrare, in un via vai di esperienze, sensazioni, attimi, passioni e paure che sconvolgerebbe il delicato e apatico equilibrio in cui la società ci impone di stare.
Quell'accozzaglia di folli sparsi per le vie di Colorno sarebbe un universo troppo vasto! Ma vi pensate a ridere di niente, a sdraiarvi sull'erba con un giocoliere che si esibisce solo per voi? Vi immaginate ad applaudire sino a finirvi le mani di fronte alla straordinaria bravura di artisti provenienti da ogni parte del mondo? Potreste sopportare di divertirvi più di vostro figlio davanti alle diavolerie di un clown, di un mago, di un equilibrista, di un danzatore?
Ebbene sì, questo è ciò a cui andreste incontro: tre giorni di infanzia e spettacolarità tutta per voi, tre giorni per riscoprirvi vivi, per stupirvi del fatto che riuscite ancora a provare meraviglia.
Se temete tutto questo, vi avverto: NON ANDATE A TUTTI MATTI PER COLORNO.
Perché una volta che ci siete stati, non si torna indietro, si spalancherebbero per voi le porte di Fantasia, del Paese delle Meraviglie, vi ritrovereste a rincorrere il bianconiglio, o a volare su Falkor, il fortunadrago più famoso al mondo, e a non voler più scendere.
Se pensate, poi, di entrare a far parte dello staff o dei volontari che con tanto impegno lavorano incessantemente perché la Meraviglia diventi tale, allora siete perduti per sempre!
Io vi ho avvisati, poi non dite che non ve l'avevo detto.

venerdì 11 settembre 2015

La Venere Bulgara #2

Eccomi di nuovo a parlare della Venere Bulgara, colei che ha dato inizio alla mia fisioterapia e che, suo malgrado, ne è rimasta vittima inconsapevole! Vi avevo già descritto il suo aspetto qui, la sua leggerezza, la sua voce, la sua bellezza, cui però rileggendo il post, mi sono resa conto di non aver reso adeguatamente giustizia.
Chiedo venia, Venere, ma ancora non ti conoscevo abbastanza per poterti descrivere appieno, e certo anche adesso non sono la tua più intima conoscitrice. Qualcosa in più, però, penso di averla intuita, e vorrei descriverti ancora un po', se per te va bene.

Ciò che mi aveva colpita durante il nostro primo incontro era la sua leggerezza, ricordate? Era entrata nella stanza quasi carezzando il pavimento, senza alcun rumore, la sua andatura era fluida e silenziosa, così come il tocco delle sue mani lunghe e affusolate. Osservandola nel corso di questo mese mi sono resa conto