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martedì 17 novembre 2015

#compleanno #pinkpunkgirl - seconda puntata: #Realtà martedì 3 novembre / giovedì 5 novembre

Premessa: ieri era nei piani che uscisse la seconda puntata dedicata al mio compleanno. Avevo pensato di lasciar perdere, poi stamattina ho cambiato idea. Mi scuso con chi, sulla scia degli atroci eventi degli scorsi giorni, si sentirà offeso dalla mia frivolezza.  
Se state leggendo la seconda puntata significa che siete già a conoscenza della prima (e se così non fosse, cliccate qui) dove spiegavo quali fossero le aspettative per il mio trentunesimo compleanno, e dove in qualche modo si intuiva quanto si fossero rivelate al di sotto della realtà. Ebbene oggi inizia la carrellata di eventi che ha caratterizzato la settimana del mio compleanno, una settimana intera giuro, neanche fossi Caterina di Russia... Devo ammettere che è stato bello sentirmi festeggiata, comprendere quante persone si erano preoccupate per la mia felicità (dato che gli ultimi anni sono stati del tipo: gente il cui unico scopo è distruggerti la vita, così a caso, perché la loro è di una mediocrità tale da far rabbrividire la mediocrità stessa.
Vi anticipo che le puntate saranno tre, perché racchiudere tutto in una volta voleva dire fare un dramma a stazioni, una prosopopea tale da far annoiare anche i lettori più allenati... e poi voglio ricordare e fermare nel tempo ogni momento, quanto mi è stato dato è troppo speciale per rischiare di dimenticarne anche un attimo. Oltre questa vi attendono ancora:

  1. Sabato 7 novembre - terza puntata
  2. Il Konnubio - #Veganbirthday

Ma partiamo dal principio. 

Martedì 3 novembre:

Mattina: Ho saltato fisioterapia (mhuahahahah risata satanica) perché volevo dormire! Il mio primo regalo sarebbe stato il letto caldo, morbido e confortevole, e così è stato. Me la sono goduta come non mi succedeva da tempo (dovete considerare che per chi soffre di insonnia godersela ha più o meno il senso di: dormire 5 ore di fila al mattino, mentre il mondo corre e tu invece puoi fermarti.) Mi sono alzata alle 10:00 sentendomi la persona più fortunata del mondo. 
I miei genitori rientrano poco dopo con torta per me e un treno di regali... il babbo e la mamma restano tali, anche se compi trentun'anni. Tre pigiami (il mio indumento preferito) tutti sulle tonalità di rosa, un libro (di cui vi parlerò in seguito quando l'avrò finito, sequel compresi) e oggettistica varia per la casa, dato che qualcuno si sta armando per andare a vivere da sola! Inoltre un bel gruzzoletto versato in banca per sopperire alla montagna di tasse da pagare, in quanto libera professionista di stacippadilippa. Non c'è di che Renzi!
Pomeriggio: avevo il corso della Lingua dei Segni, e non poteva fermarsi per me (per il Papa sì, ma questa è un'altra storia e un'altra polemica), quindi ci vado senza troppa convinzione, ma felice di vedere le mie amiche. Arrivando con il treno sempre in anticipo di circa 40 minuti (perché ce ne sono pochi e o prendi quello o arrivi un'ora in ritardo) posso prendermela con calma, fermarmi al Bar dell'ENS, discutere di ciò che c'era o non c'era da fare, leggere se non ho voglia di fare conversazione e salire a lezione. Quel giorno mi vedo apparire nel giardino interno lo mio Amodes, con gli occhi che brillano di fronte alla mia espressione sospesa (e non sorpresa), fra il dubbio e la paura. Cosa ci fa Lui in un contesto che non gli appartiene e dove, per timidezza, non si sente a proprio agio? Mi sembra di scorgere uno sguardo malizioso, e mi irrigidisco. "Che ci fai qui?" non risponde e nel frattempo si sfila lo zaino, lo appoggia sulla panchina, e inizia a tirare fuori dolciumi incartati (così sembra), un regalo e una bottiglia di Champagne. 
Avete presente quando siete alla vostra prima uscita con gli amici, quelli più grandi, e i vostri genitori iniziano a presentarsi come se fossero ancora ccciòvani e non si accorgono di non esserlo più neanche dentro??? Ecco, il mio stato di imbarazzo era tanto tangibile che avrei preso lo mio Amodes, me lo sarei caricato sulle spalle con bottiglia, dolcini e regalo e l'avrei spedito su Marte!
"Vai a chiamare le tue amiche!". Non volevo deluderlo, si era impegnato per farmi questa sorpresa, e meritava una ragazza migliore della solita polemica Caterina, almeno quel giorno, quindi mi metto a cercare tutte le ragazze del corso sparse per corridoi e aule del caso. Ne raccolgo quante più posso, e insieme a loro e agli amici dell'ENS spengo la mia prima candelina della giornata, su un millefoglie alla panna senza latte, quindi commestibile anche per l'intollerante che c'è in me. Il regalo sono riuscita a rimetterlo nello zaino, volevo aprirlo con i miei tempi, non in corsa prima della lezione. (lo scatto è a cura di Irene che ringrazioTerminati i primi momenti, da sospesa mi sono trovata piacevolmente sorpresa. Amodes aveva avuto ragione stavolta.
Sera: Amodes mi viene a prendere al corso e via, ci immergiamo nelle vie di Firenze. Già questo dovrebbe bastare a rendere il compleanno di chiunque speciale. Io avevo Firenze e lo mio Amodes tutto per me, cosa potevo volere di più? Non sapevo che di lì a poco avrei provato la meravigliosa esperienza del Konnubio (per saperne di più dovrete attendere la puntata specifica).


Giovedì 5 novembre: 

Dato che il mio compleanno era trascorso in bellezza, non mi aspettavo certo che di lì a poco avrei di nuovo dovuto fare i conti con l'astuzia e l'ingegno di qualcuno intorno a me.
Piccola premessa: il lunedì pomeriggio insegno Teatro a San Giovanni. Poco prima che la lezione degli adolescenti iniziasse, la presidentessa dell'Associazione per cui lavoro si presenta da me dicendo: "Giovedì sera riunione". Capirete la mia sorpresa, il giovedì pomeriggio ho il corso LIS e scendo dal treno alle 20:50, figuriamoci se intendo andare a una riunione così, perché non si può posticipare a un altro giorno! Di fronte alle mie rimostranze, la presidentessa fu categorica: "Sono stanca delle tue lamentele. Alle 21:00 in riunione, punto!".
Se un po' mi conoscete, o avete imparato a conoscermi, saprete che ordinarmi qualcosa è deleterio, ancor di più se mi si impone con un tono di voce decisamente autoritario e scostante. La mia furia si percepiva, avreste potuto tagliarla a fette e farci colazione il giorno dopo - come si fa con i ciambelloni avanzati dalla domenica. In tutto questo, quegli animalini dei miei allievi adolescenti se la ridevano come matti, e in quel momento li avrei penzolati dalla finestra per i piedi uno per uno. Maledetti nani malefici in piena pubertà, come si permettevano di ridermi in faccia senza alcun ritegno?
Ammetto che nel corso degli anni ho imparato che gli adolescenti, e gli allievi in generale (grandi o piccoli che siano, i grandi ancor di più) possono essere estremamente crudeli, hanno lame taglienti pronte a recidere le tue parti più deboli, e molto spesso se la godono mentre tu sei costretta a leccarti le ferite e a chiederti: quando studiavo notte e giorno per raggiungere i migliori risultati all'Università, quando mi spaccavo la schiena per lavorare in orari assurdi, in contesti discutibili, sottopagata e a nero, per permettermi stage in giro per l'Italia, era davvero questo cui aspiravo? Decisamente no.
Quel pomeriggio, però, ho deciso di passarci su; il giorno dopo era il mio compleanno e non volevo arrabbiarmi proprio il giorno prima. Ero già in fase festa, un po' sabato del villaggio, ma dimentica degli avvertimenti leopardiani. Faccio lezione e via.
Giunge finalmente il giovedì sera. La presidentessa mi telefona alle 20:00:
"Dove sei?"
"Alla stazione"
"Dove vai?"
"A casa?!?!?! Arrivo con il treno alle 20:50, alle 21:00 sono in ufficio!"
"va bene... ci vediamo nel piazzale e ci prendiamo un caffè prima di salire, che dici?"
"Emozione! (rido e penso che lo stia facendo perché si è accorta che lunedì ha esagerato con i toni) va bene."
"chiamami appena scendi dal treno"
"perché?"
"tu chiamami e basta!"
Ci ripenso, no, è ancora scorbutica come lunedì!
Scendo dal treno, chiamo, fisso, ci vediamo in piazza e il mio stomaco urla la morte!!! Fame!
"Mi prendo una piadina e saliamo ok?"
"Macché piadina!? La riunione è già iniziata!"
"Ma con chi?"
"dai basta, saliamo!"
Immaginate me che mi metto a sbraitare per le scale come se mi avessero dato fuoco alla casa. Una pentola che bolle avrebbe borbottato di meno. Mi dirigo verso l'ufficio.
"No, facciamo riunione in sala prove"
Ormai di stranezze ne ho fin sopra ai capelli, ma acconsento. La fame mi fa perdere fermezza e mi rende docile e stanca.
Apro la porta e ciò che vedo mi blocca.
I miei ragazzi, proprio quei nani malefici in piena fase puberale che se la ridevano lunedì pomeriggio, che squittivano di fronte a me che rivendicavo il giovedì sera libero, erano lì immobili e potenti, con sguardi che avrebbero trafitto l'anima di chiunque.
Fieri, silenziosi e fermi nelle loro posture (per un'insegnante di teatro una visione del genere è pura poesia, tanto perché lo sappiate), illuminati da piccole luci sparse a terra; una melodia inizia a risuonare per la stanza: è il finale di Dancing di Elisa, e so perché è proprio quel pezzo a farsi strada verso di me. Non potevano sceglierne uno migliore, sapevano quanto significato attribuisco a quelle note, quali immagini e momenti evocano in me... e c'hanno preso, piccoli ammassi di ormoni!
Poi iniziano... voci che si susseguono con un ritmo cadenzato e incalzante, mi rimbombano in testa frasi che toccano e fanno male, o bene, o tutti e due, non lo so, so solo che in quel momento vorrei tanto piangere e urlare, perché nella loro innocenza quelle parole assumono una forza tale da trascinarmi a terra. Poi sorridono insieme... "auguri cate" saltano ovunque, battono le mani, mi si precipitano addosso, io mi aggrappo al corpo di una di loro, quella che so essere l'artefice di tutto (conosco i miei ragazzi), gli altri mi si accavallano sopra, intorno, dietro, in un abbraccio che mi schiaccia e mi scalda tanto che vorrei non finisse per tutta la sera... ne ho bisogno. Qualcuno mi sbuca alle spalle, una torta si avvicina, le candeline ci sono, l'accendino no, ma non è un problema. Si accende il flash del telefonino, si intona la canzone, e appena soffio una mano si chiude sul telefono: Candeline spente. Anche questo sono gli adolescenti, fantasia e concretezza.
Mi bombardano con sorrisi così caldi da stordirmi e mi consegnano pacchettini e regali, biglietti e dolci. Infine giunge la pizza - che pago io, a dispetto delle loro rimostranze. Va bene tutto, ma non voglio che dopo regali, dolci, spettacoli e quant'altro, debbano essere costretti a privarsi di quei soldini che si tengono in tasca! Ci vadano fuori, e si divertano con gli amici; a me non pesa quanto a loro.
La serata prosegue mangiando pizza per terra, ridendo dell'insegnante credulona che non si è accorta di niente, e mi raccontano quanto si sono prodigati perché questa serata potesse avere luogo: la preparazione dello spettacolo, la corsa a prendere le candeline alla coop perché qualcuno se l'era scordate, la fuga finale perché stavo arrivando troppo presto... insomma una corsa contro il tempo e gli impegni di questa insegnante sempre troppo indaffarata.
E mentre me li vedo lì davanti, giovani e bellissimi, corpi ignari della propria carica espressiva ed emotiva, inconsapevoli del grande regalo che mi hanno fatto, che ridono e scherzano insieme, senza paura, senza disagio, vecchi allievi e nuovi arrivati insieme, mi sembra di non entrarci niente, di essere quel "di troppo" inavvertito e pesante. Mi tengo un po' in disparte e li osservo... nessuno di loro se ne accorge, forse qualcuno sì, ma lascia correre (conosco loro e loro conoscono me!) e mi rendo conto di una verità assoluta: quando studiavo, lavoravo, correvo in giro per l'Italia rincorrendo il Teatro e le sue avanguardie, mi trascinavo per Festival e teatri in cerca di quell'emozione vera e unica che il Teatro sapeva regalarmi e che mi aveva spinto a seguirlo e a dedicargli la vita, era davvero questo cui aspiravo? Decisamente sì. Teatro e Vita insieme, rinnovate e sorprendenti, sul pavimento sconnesso di una sala prove. 
Ps: la poesia del biglietto, quella recitatami la tengo per me... 
Un grazie speciale va a Barbara, la nostra presidentessa che se l'è spassata nel tormentarmi e di cui adesso comprendo gli insoliti comportamenti autoritari - solitamente è molto più dolce e meno dittatrice! 
Un grazie speciale anche a Silvano per quel giorno di giugno (tu sai).
Queste qui sotto sono le mie meraviglie adolescenti (ne manca qualcuna perché impegnata o impossibilitata...)






martedì 10 novembre 2015

#compleanno #pinkpunkgirl - prima puntata: #Teorie e #Aspettative



Nella mia modesta carriera di persona esistente al mondo, il compleanno ha sempre ricoperto un ruolo strano: il giorno più e meno atteso dell'anno. Adoravo andare alle feste degli altri, mi piacevano quelle dei miei amici con mamme indaffarate e ricoperte di farina, zucchero e marmellata, con le case stracolme di decorazioni cartonate dai più vivaci colori, i cappellini che rigorosamente ti segavano il mento con quell'elastico sempre troppo corto per il tuo viso, la casa che profumava di dolci appena sfornati e i giardini costellati di giochi a premio; la caccia al tesoro era il mio preferito. Mi piaceva preparare il vestito che avrei messo, incartare il regalo che avevo scelto con cura, vedere occhi e mani avide di scartare e scoprire la sorpresa... eh sì, i compleanni mi piacevano. Tutti tranne il mio. Il mio cadeva il 3 novembre, dopo i Santi e i Morti, dopo che tutte le famiglie - la mia prima di tutto - erano state indaffarate in pranzi e cene a otto portate, abbuffate alla stregua di gare preparatorie a quelle natalizie, troppo impegnate a vivere le feste comandate per festeggiare la mia. Il compleanno per me era il 1 novembre, il 2 se andava bene, il tutto in famiglia. Casomai c'era quello dell'asilo se ero fortunata e capitava all'interno della settimana, ma già dalle elementari si limitavano al: "oggi è il compleanno di Caterina, facciamo tutti un augurio affinché passi questo giorno al meglio... e ora passiamo a matematica, per oggi c'era da fare...".
Festeggiarlo davvero per me era strano, e di conseguenza una volta cresciuta ho sempre teso a non farlo, questo come altre feste, tipo quelle di laurea. Perché stare a festeggiare, perché spendere i soldi, perché perdere tempo a preparare, organizzare, scegliere, fare... il tutto per un semplice motivo: le aspettative.
Odio le mie aspettative, sono sempre più alte di quello che accade, e mi deludo puntualmente da sola; se invece mi limito a dire: "no grazie, non festeggio", ciò che verrà sarà comunque meglio di ciò che mi sarei aspettata, quindi è tutto guadagnato.
Così ho fatto anche quest'anno. Niente festa per me, nessuna fantasmagorica cena organizzata, nessun piano specifico... dopotutto era un giorno come un altro, un martedì monotono e uguale a tanti altri martedì. Mattina al lavoro su copioni e parti varie, pomeriggio al Corso LIS a Firenze, sera rientro in tarda serata, sistemazione appunti e infine letto. E poi erano 31, dico trentuno. Ma che razza di numero è? Non ho festeggiato quello dei 30, dove tutti fanno le super feste, figuriamoci se mi interessava festeggiare questo, la misera conferma del fatto che sto invecchiando - male fra l'altro -  e che ho compicciato ben poco nella mia vita, in fatto di risultati. No lavoro remunerativo, no indipendenza, no fisico atomico. Tutto un po' no, insomma, e che c'era da festeggiare?
Il fatto è che se anche fossi riuscita a evitare le grandi celebrazioni in stile ballo delle debuttanti, non avrei potuto esimermi dal fare felice chi, vicino a me, si fosse messo a organizzare qualcosa - anche solo rifilarmi una piccola, stopposa, gommosa e intollerante tortina presa in corsa dal bar triste in fondo alla strada.
Consapevole di questo mi sono detta che avrei reagito seguendo gli insegnamenti dei più grandi saggi della storia: Sorridi e cinguetta! Squittisci davanti ai regali, mostrati eccitata per tutti gli auguri che riceverai, il giorno passerà in fretta e tu te ne andrai a letto stanca, ma felice.
C'è da dire, comunque, che resto una #pinkpunkgirl e in quanto tale avevo la mia lista di regali agognati ben chiara nella mente:
  1.   UGG rosa come se non ci fosse un domani. Chissene se sembrano per bambine dai biondi capelli che dicono "perdindirindina"! Se le fanno per adulti - con numeri ben oltre il 40 (il mio) - significa che sanno che qualcuno le comprerà. E io sono una di quelle persone che, senza vergogna alcuna, le ama! Toglietemi tutto, ma non le mie UGG. Avrei potuto cedere anche per colori quali: celeste, oro, corallo, rosso... tutti via!!! Un paio di Ugg non si rifiuta mai.




2. Instax Mini 8 (Rosa): una meraviglia firmata fujifilm, una mini polaroid disponibile in diversi colori, fra cui rosa appunto, con tanto di accessori tanto variopinti quanto inutili, ma che mi fanno impazzire e saltellare come una ragazzina davanti al suo primo Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari (per me così è stato, guai a chi si mette a ridere!)



3. Moon Boot Rosa: quanto sono belli?  A cosa mi servono? A mettermi in condizioni tali che, se casomai un domani venisse una nevicata dalle mie parti, o mi prendesse la briga di andare a cercarla (la neve), sarei pronta e calzata di rosa, devo aggiungere un altro motivo?



4. Cane: Animalisti non incominciate a inveire contro di me! Non lo voglio Rosa (perché non c'è, ma se ci fosse...), vorrei solo un cucciolo per me, vivere l'esperienza del cane, del migliore amico dell'uomo. La razza è una e semplice: tutte e nessuna, quella da canile sarebbe perfetta, e se è brutto meglio ancora.

5. Gatto: un anno e mezzo fa, in pochi mesi, vidi morire le mie gattone, Chicca e Tristezza (guai a chi prende il giro i nomi, li avevamo scelti con cura). Adesso sento l'esigenza di tornare ad avere zampotte pelosone che mi svegliano la mattina, cuccioli che si strusciano a me e mi cercano per coccole dell'ultimo minuto. Dopo 17 anni a fianco degli animali, non se ne può fare a meno e io ne sento decisamente la mancanza.

Queste erano le Aspettative che fino al 2 novembre avevo per il mio compleanno, la realtà è stata ben diversa...
Per scoprire se è stata migliore o peggiore, non vi resta che attendere la seconda puntata!

lunedì 14 settembre 2015

Il primo giorno di scuola...

Oggi per molti studenti è il primo giorno di scuola, e se anche per alcuni la campanella suonerà domani o dopodomani, faccio finta che sia già stata udita da tutti quei piccoli nani malefici che invaderanno i corridoi e le aule, muniti di zainetto del supereroe, della cantante o del telefilm preferito, astucci dai mille colori, e penne che si cancellano - non si sa mai che prendano consapevolezza che gli errori nella vita non se ne andranno, neanche con la migliore delle cancelline in circolazione.
Scusate, piccola polemica emotiva dovuta al lunedì! Torno subito in modalità blogger positiva.
Dicevamo, primo giorno di scuola e tragedia per molte mamme, sollievo per altre, disperazione per ogni studente. Quanti bruschi risvegli, quante sveglie maledette perché hanno suonato proprio all'ora prestabilita, quanti mal di pancia agognati o raffreddori dell'ultimo minuto cui appellarsi per evitare di varcare la soglia del bastardissimo primo giorno di scuola.
Eppure, cari studenti, quanto vi invidio. Invidio la vostra giovinezza, le possibilità che avete davanti, le migliaia di strade che potrete percorrere, le merende di metà mattina, gli intervalli strasciconi per i corridoi, magari a rincorrere quello bello della C, i diari strapieni di scritte e dediche, i libri consunti e malconci a fine anno, l'odore dei quaderni nuovi e la sensazione al tatto di quelli vecchi, le copertine colorate e lucide, il compagno di banco che non ti passa mai la lezione, il secchione odioso e saputello, lo scanzonato giocherellone e la bellina tutta capelli e pantaloni attillati, la grassottella presa in giro (all'epoca ero io!), la snob stupida, la ciancica gomme da masticare, lo sportivo, l'amico migliore da amare in segreto, l'amica migliore con cui litigare a ogni ora, il gruppetto di cui sparlare, il gruppetto che sparla di te, quelli che ti prendono in giro, quelli che ti difendono, quelli che difendi tu per solidarietà, il professore bastardo e incompetente che spara sentenze a caso, quello dolce e comprensivo, ma che di insegnare non ha voglia, quello giovane e pieno di speranze che si smostra per farvi amare la sua materia e che viene bistrattato peggio di un appestato nel 1348 (se non sapete a quale evento mi riferisco, studiate!!!!!). Invidia, pura invidia. Perché se potessi tornare alla vostra età rifarei tutto meglio, con più slancio e con meno paranoie.
Me ne fregherei di essere apostrofata come "buzzona, grassona, obesa, gorilla, balena, caterpillar, mostro" e via dicendo, e ancora "Mentadent" dato che per una malformazione congenita ho passato l'adolescenza e più (fino ai 22 anni) senza denti!
Aspetterei il bullo della scuola all'uscita e lo pesterei rendedogliele tutte a quel demente, tutte quelle che mi aveva dato in mezzo al corridoio, con i bidelli e i professori a guardare immobili e disinteressati. Poi aspetterei anche loro e li tonferei come Dio comanda, per far capire a chi dovrebbe tutelare gli studenti che non è lì per caso, che il suo lavoro ha uno scopo, e non è solo quello di spiegare, interrogare e mettere voti. Ne terrei un paio anche per i codardi dei miei amici, ciechi e silenziosi prima, durante e dopo il pestaggio.
Studierei di più e con più voglia, perché saprei che mi sarebbe utile dopo, e quando arriverebbe il momento di scegliere della mia vita, potrei farlo in modo più consapevole, e non solo per emozioni dettate dal momento.
Vi chiediamo troppo, è vero, ci aspettiamo tanto da voi e forse non è giusto, ma sappiate che più una persona conosce, meno potrà essere ingannata. Chiudete i social per qualche ora, spegnete il cellulare, dai! Allargate la vostra mente, siate critici di fronte a chi vi mette su un piatto d'argento verità e assiomi e lasciatevi il tempo per decidere quale voce ascoltare. 
Combattete il bullismo come si è sempre fatto quando ancora di bullismo non si parlava: dentro e fuori dal cortile, con braccia sanguinanti e gambe piene di lividi, guerre aperte per il rispetto e la dignità. La scuola è un campo di battaglia, e dovrete essere forti, ogni mattina, senza mollare mai. Difendete gli amici anche quando sbaglieranno, poi li menerete dopo, in separata sede, perché il vostro rimprovero servirà molto più di quello di mille adulti. 
Amate quello/a della B, C, D, o della sezione che preferite, scrivete lettere d'amore su carta e fogliolini con "vuoi metterti con me?" e caselline da riempire con "sì, no, forse". Sarà bello ritrovarli quando sarete grandi.
Prendete un 4 - a volte serve anche sbattere il naso - ma cercate di rimediarlo in corsa alla fine della scuola - è importante anche questo!
Non pensate che i professori abbiano il coltello dalla parte del manico, non c'hanno niente, ve lo dico io, e spesso sono più persi di voi - non è facile stare davanti a 20 persone e sentirne il giudizio costante sulla faccia - non fatevi impaurire se minacciano o millantano bocciature, e battetevi se non vi danno il voto che meritate. Ma portate anche rispetto, perché se non ne date, non potrete riceverne, e ultimamente ne avete concesso poco a voi e agli altri. 
Non prendete in giro il diverso, pensate che diversi lo siete anche voi, e il fatto che abbiate un fisico migliore di un altro o vi vestiate alla moda, fa solo di voi il prodotto perfetto che la società vuole che siate, non vi rappresenta e non vi contraddistingue come esseri umani. Le vostre azioni sì, siatene consapevoli.
Non pensate che i voti che prenderete diranno chi sarete in futuro, a giudicarvi ci sono pur sempre persone, e in quanto tali sono fallibili.
La mia professoressa di Italiano e Latino all'esame di maturità, di fronte alla mia risposta "vorrei fare l'Università"  - data alla presidentessa esterna, fra l'altro, manco a lei! - ebbe il coraggio di dirmi, ridendo: "no, tu no. Non riusciresti mai a fare l'Università! Vai a lavorare, è meglio!"... e io l'ho ripagata con due 110 e lode, e una media del 30. Non pensate che di fronte a tali vittorie si sia ricreduta, ha solo esclamato: "La tua era un'Università facile!", e con quello mi ha pagata.
Di persone povere di spirito ne incontrerete a bizzeffe, la scuola serve solo a darvi la dimensione in piccolo del casino che è la società cui andrete incontro, imparate a gestire il liceo, e gestirete la vita al meglio.
Le assemblee sono fatte per discutere e insegnarvi la politica, prima di noi tanti hanno combattuto perché voi aveste la libertà di riunirvi e dire la vostra, non lasciate che siano momenti per cazzeggiare, o fare forca giustificata! Nella politica ci entrerete poco dopo, credetemi, e sarà un brusco risveglio, peggio di quello di stamattina!
Ricordate che chi governa non vuole un popolo istruito, e per quanto abbaino il contrario, quegli zuzzurelloni dei politicanti non fanno niente per migliorarla. Si impegnano a darsi rimborsi a caso, quello sì, ma questi sono luoghi comuni, ahimè! e quanta miseria c'è in tale verità.
Non mandate i genitori a fare le vostre ragioni, fatevele da soli: la vostra voce è importante quanto la loro; e cercate di capire quando la ragione potete chiederla a buon diritto e quando no.
E' assai triste quando babbo e mamma vanno a litigare l'insegnante di turno per le vostre mancanze come persone rispettose delle regole, ci fanno una pessima figura e non vi insegnano al meglio... l'amore per un figlio annebbia la vista, ma la vostra ci vede bene, siate onesti, vi servirà. (Ovviamente liberate le belve quando c'è bisogno, i miei non l'hanno mai fatto, anche quando avrebbero dovuto, e seppur sia sopravvissuta, un vaffanculo a qualche mia/o insegnante non ci sarebbe stato male!)
Riguardo ai professori, ce ne saranno di cani - vedi il vaffanculo di cui sopra - ma anche di buoni, davvero! Io ne ho incontrati (elementari, medie, liceo e università compresi) e mi hanno cambiato letteralmente la vita. Mi sono resa conto, però, che parte di quella magia dipendeva da me, quindi ascoltatevi, e se la vostra amica prende il giro la prof di turno, mentre per voi è un esempio da seguire, difendete il vostro pensiero, di pecoroni al mondo ce ne sono fin troppi.

Adesso, se sarete giunti alla fine di questo sfogo maldestro, dovrete sorbirvi le mie scuse.
Chiedo scusa se alla fine questo post è dedicato a una specifica fascia d'età, non ne ho potuto fare a meno... è quella che preferisco, e la più decisiva, per me!
Mi dispiace se avete alzato gli occhi, ma vi ringrazio se vi siete dati il tempo di leggermi fino a qui.
E' che voi siete il nostro futuro, la passione e la forza che a noi mancano, a quelli come me che a 30 anni si ritrovano in balìa degli eventi, fra un contratto a progetto, e un pagamento a nero che non arriva mai. 
Noi siamo la generazione che in parte ha fallito il suo scopo. Vittime della crisi e dell'inadempienza che ci ha contraddistinti da sempre.
Eravamo bravi, anche noi, avevamo passione proprio come voi, speravamo nel futuro e ci vedevamo mordere il mondo a cavallo dei nostri sogni.
Poi ci siamo dimenticati di un periodo storico: dal 1600 al 1900. Quello proprio ce lo siamo perso.
Perché se ce ne fossimo ricordati, ad oggi non elemosineremmo qualche spicciolo (i più sfigati, tipo me!) o non ci terremmo ben stretti il nostro stipendio (quei fortunati che hanno scelto la carriera giusta, o hanno avuto culo! e se ne stanno nel loro orticello, beandosi del "sono stato più bravo di..."): saremmo tutti insieme in piazza, memori di popoli in sommossa e ribellione in tempi di crisi, di contadini armati di forcone a combattere per la propria dignità. Ci ricorderemmo di una verità assoluta: che lassù, a dirci quante tasse dobbiamo pagare, quanta merda ingoiare, sono pochi, rispetto a quanti siamo noi... Pochi privilegiati che dovrebbero temere la nostra mente, la nostra conoscenza, la nostra potenza, e i nostri numeri.

Noi ce ne siamo dimenticati, voi non fate altrettanto. E quando sarete ben coscienti di quanta forza avete nelle vostre mani, prendete le nostre e portateci oltre la paura e l'apatia che ci affanna. Ricordateci il valore della piazza e di un popolo istruito che chiede giustizia.
Questo lo imparerete fra uno sbadiglio e l'altro, proprio su quel banco di scuola, quindi impegnatevi quanto più potrete!
E parafrasando, concludo dicendovi:


Siate cauti nell'accettare consigli, ma siate pazienti con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accettate il consiglio... per questa volta. 
Ps per chi non lo sapesse è la fine del monologo tratto dal film "The Big Kahuna", che merita di essere visto!



Buon primo giorno di scuola, e buoni tutti quelli a seguire! Rendetevi orgogliosi di voi! 

giovedì 13 agosto 2015

Kindle o non Kindle - questo è il dilemma!

Ed ecco il mio bambino. Si, lo so, alcune foto sono al contrario! non ho ben capito come ho fatto, ma bando alle ciance, si vede bene l'oggetto della mia dipendenza e questo basta! Lui è diventato parte della mia vita al pari dello spazzolino, inesorabilmente indispensabile! Nelle foto potete notare la sfavillante e fantasmagorica cover rosa ordinata direttamente su Amazon (qui ne trovate di ogni forma e colore, da impazzire letteralmente, e se fate un calcolo di quante ce ne sono, anche di assurde, concorderete con me che questa è forse una delle più sobrie - per chi ama il rosa ovvio!).